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lunedì 11 aprile 2011

Chiuderà?!

Questo anno accademico è stato caratterizzato da feroci lotte, proteste, manifestazioni, tutti rivolti a bloccare e/o modificare la legge "Gelmini"; non entrerò in merito alla correttezza o meno di tale riforma ma dirò solo di uno dei tanti effetti drammatici, ma che sta passando inosservato e silenzioso, la questione "dipartimenti"; secondo la legge gelmini, un dipartimento per essere tale deve avere un numero di docenti superiore o uguale a 40; bene è una bene emerita CAZZATA; più che alla QUALITA' si guarda la quantità... e questo è assurdo e deprimente; io non sono favorevole alla proliferazione selvaggia di università e dipartimenti, ma almeno che si punti alla MERITOCRAZIA come tanto si paventa, e non al taglio indiscriminato e irrazionale. Tanto per dirne una, i dipartimento di Scienze della terra è, dopo fisica il dipartimento con il maggior numero di pubblicazioni e con il maggior numero di campi di ricerca e progetti, solo nel 2009 ha pubblicato 2 articoli si "science" e uno su "nature" (e non è poco)... Inoltre come se non bastasse il nostro illuminato e magnifico Rettore ha innalzato questo limite a 50 docenti (certo diamoci la zappa sui piedi da soli).
Vi pubblico una bella lettera, scritta dal nostro direttore del consiglio aggregato in Sc .Geologiche e in Sc. e teconolgie Geologiche al nostro "magnifico" (sto cazzo) Rettore:

Al Rettore

Alla Commissione Statuto

In relazione alla scrittura del nuovo statuto vorrei fare presente alla commissione alcune ricadute che le scelte sul numero minimo di docenti afferenti ai nuovi dipartimenti avranno sulle Scienze della Terra (e non solo).

Come rappresentanti dell’area 04 al CUN abbiamo intrapreso diverse azioni, volti a “salvare” questa area dagli effetti della legge 240/2010. Ricordo una petizione nazionale a novembre 2010 che è sfociata in una proposta di emendamento della legge, discussa alla Camera, più molti interventi sulla stanpa locale e nazionale.

Infatti, la legge prevede un numero minimo di 40 docenti per la costituzione di un dipartimento indipendentemente dalla numerosità delle aree (questo vale sia per l’area di Medicina che ha 11.000 docenti circa sia per le Scienze della Terra che ne ha 1.100!). Già questo penalizza l’aera 04, la più piccola del CUN dal punto di vista numerico (ma anche la più attiva nel confronto internazionale con le altre aree secondo la valutazione del CIVR presentata al CUN da F. Cuccurullo nel 2010; vedi file PDF allegato). Dando uno sguardo alla realtà internazionale (v. intervento del Presidente della Società Geologica Italiana in una riunione nazionale a Roma il 24.02.2011) nessuno dei migliori dipartimenti di Scienze della Terra esistenti al mondo continuerebbe ad esistere per la legge Gelmini (e ancora meno per l’Università di Pisa)! Non bisogna neppure dimenticare che le Scienze della Terra svolgono un ruolo strategico a sia a livello regionale che nazionale (basta ricordare la difesa dal risichio sismico, rischio vulcanico, rischio idrogeologico, rischio di frana, il ruolo delle Scienze della Terra nella pianificazione territoriale).

A fronte di questo, pur con il numero minimo di 40 docenti almeno 25 dipartimenti di Sc. della Terra su 31 in Italia perderanno la propria identità a seguito della applicazione della legge 240/2010.

La situazione si aggrava ove il numero minimo venga innalzato, come a Pisa, anche a solo 50 unità. Sicuramente la scelta di incrementare il numero minimo è dettata da qualche altra esigenza, che al momento non risulta del tutto chiara e non mi è nemmeno chiara la motivazione culturale (in questo senso la Commissione dovrebbe spiegare le motivazioni ai docenti dell’Ateneo).

Non capisco bene come si possa fare una riforma dell’Ateneo considerando solamente il numero dei docenti e non quello che fanno e come lo fanno e magari in una prospettiva pluriennale volta a migliorare l’Università. Un effetto di questo innalzamento è, ad esempio, di non consentire l’esistenza del Dipartimento di Scienze della Terra (e non solo). Ci sono 41 docenti dell’area, e due posti di ricercatore a tempo indeterminato già banditi, cioè 41‐43 docenti che è maggiore del minimo di legge! Ironia della sorte il DST di Pisa secondo le valutazioni ufficiali del CIVR è il secondo dipartimento dell’Ateneo per la ricerca, e il terzo in Italia tra tutti i dipartimenti di Scienze della Terra.

In aggiunta, nel periodo 2004‐2008 ha dimostrato grande capacità di attirare finanziamenti al punto di aver resituito all’Ateneo ben più di quanto ha ricevuto come finaziamento ordinario. I dati sono contenuti in un report che il Dipartimento ha già inviato alla commissione.

Il DST di Pisa ontribuisce anche in modo sostanziale alla didattica di 5 corsi di laurea ed è sede degli esami di abilitazione alla professione di geologo. Quindi se la scelta di innalzare il minimo a 50 docenti è funzionale ad altre realtà dell’Ateneo è altrettanto vero che penalizza un ottimo dipartimento, non curandosi della ricerca e delle altre attività. E’ questa la scelta culturale che vuole fare l’Ateneo? E se si, in base a che cosa? A solo titolo di esempio faccio presente che dal DST di Pisa sono usciti nel 2010 due lavori su Science e uno su Nature. Inoltre la legge prevede il numero minimo di 40 per la costituzione di un dipartimento al momento della scrittura dello statuto ma non sembra dare prescrizioni per il mantenimento a regime. Una volta che i dipartimenti sono messi a statuto possono continuare ad esistere. La legge prevede anche che i ricercatori a tempo determinato contribuiscano al numero totale dei docenti di un dipartimento e una certa percentuale dovrà comunque essere presa in considerazione (50%) nei prossimi anni. Quindi se non è, ovviamente, una volontà perversa quella che guida le scelte della commissione mi auguro che possa essere trovata una soluzione più elastica (da’altronde sono previsti sia dipartimenti con scuole che dipartimenti a sè stanti.) che permetta di non dico di premiare come sarebbe logico, ma nemmeno di punire un “ottimo” dipartimento che ha l’omogenità culturale (comprende una area CUN) e, fatto importante, rispetta i requisiti di legge.

Aggiungo che il DST di Pisa sarebbe l’unico tra Roma e Torino sul territorio nazionale e l’unico in Toscana. Perdere l’identità del DST di Pisa significherebbe anche, di fatto, consegnare la ricerca delle Scienze della Terra ad altri enti (come CNR, INGV…) a scapito della ricchezza culturale dell’Università.

Cordiali saluti Rodolfo Carosi

Rappresentante nel Consiglio Universitario Nazionale ‐ Area 04 ‐ Scienze della Terra

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